Tre tappe in Toscana in poche ore, Piombino, Livorno e Pisa, annunciate appena il giorno prima; il premier Renzi accelera nella sua campagna elettorale, cercando di stringere attorno a sé le proprie truppe e di infondere sicurezza. Ma di fatto quello che emerge è solo debolezza e timore: ormai le visite avvengono praticamente a sorpresa per limitare le contestazioni, e per proteggere i suoi comizi vengono impiegati centinaia di agenti. Nonostante questo, anche ieri, in tutte e tre le tappe del tour toscano il Presidente del Consiglio è stato accolto da nutriti e coloriti presidi di protesta. Al centro delle contestazioni, ovviamente, il dibattito referendario, ma anche tutte le politiche di macelleria sociale attuate dal Governo in questi anni, dal Piano Casa alla Buona Scuola passando per il Jobs Act.

A Pisa sono state alcune centinaia le persone che si sono radunate fuori dalla Leopolda rispondendo a un tam tam lanciato solo poche ore prima sui social network. Molti erano gli studenti universitari che la mattina stessa avevano partecipato all’assemblea di ateneo proprio sul tema del referendum costituzionale. Ovviamente presenti tanti altri soggetti del tessuto sociale pisano, gli abitanti dei quartieri popolari, lavoratori, precari, disoccupati, famiglie in emergenza abitativa.

Un enorme spiegamento di forze, allestito già dal primo pomeriggio, impediva alle voci di dissenso di avvicinarsi al comizio, in perfetta continuità con quanto succede ormai da mesi: ad assistere alle auto-celebrazioni del premier sono ammesse solo platee di fedelissimi, pronti ad applaudire ed acclamare a beneficio di giornali e telecamere. Addirittura il consiglio comunale è stato sospeso con voto di maggioranza perché i consiglieri del PD potessero portare i loro omaggi alla corte di Renzi.

Una città ancora una volta blindata, dunque, dove anche i residenti nelle vie limitrofe alla Leopolda hanno testimoniato il nervosismo e l’invadenza della Questura per tutto l’arco della giornata; strade chiuse, intimazione di non rincasare prima di un certo orario, addirittura richieste ad alcuni abitanti di poter perquisire le case.

Il variegato popolo del NO è comunque nuovamente riuscito a far sentire la propria voce. Veloce come era arrivato, appena finito il suo breve comizio Renzi è fuggito verso altri lidi. La contestazione si è sciolta, ma in serata, al circolo Arci Balalaika si è tenuta un’altra interessante iniziativa organizzata dalla rete “C’è chi dice NO” per ribadire la contrarietà alla riforma costituzionale e rilanciare verso l’importante manifestazione nazionale del 27 novembre a Roma.