Questa mattina in San giusto era previsto l’ennesimo accesso dello sfratto di Letafet e Klodian che circa due anni fa, stufi della situazione di sovraffollamento in cui vivevano e dell’immobilismo delle graduatorie per il cambio alloggio, avevano occupato una casa popolare più adatta alle proprie esigenze.

Mandante di questo sfratto, ancora una volta, è l’APES, che può oramai a buon titolo essere ribattezzata Azienda Pisana Esecuzione Sfratti. Infatti, a fronte dei moltissimi alloggi vuoti che sarebbe suo compito recuperare e assegnare, delle manutenzioni da effettuare nei quartieri popolari e delle situazioni di sovraffollamento, in questi mesi questo ente si sta occupando esclusivamente di incrementare sfratti e sgomberi. Anziché garantire il diritto alla casa, procede regolarmente a violarlo.

Nei confronti di Klodian e Letafet, però, l’APES si sta accanendo particolarmente. Già a settembre, all’ultimo accesso, si erano presentate alcune volanti ed una camionetta di celere per eseguire lo sfratto, e solo la determinazione di tanti solidali lì presenti aveva permesso un rinvio. Questo interesse dell’azienda (e dell’amministrazione comunale, in particolare dell’assessore Zambito) nasconde delle motivazioni ben precise. Da una parte si intende dare una punizione esemplare a una famiglia che ha scelto di risolvere da sola i propri problemi, sbugiardando le istituzioni. Invece che rassegnarsi a vivere in condizioni indecenti e aspettare per una vita lo scorrere delle graduatorie, Klodian e Letafet hanno dimostrato che le soluzioni ci sono e se non vengono fornite e solo per volontà politica (solo nel quartiere San Giusto ci sono oltre venti alloggi popolari sfitti e non assegnati).

Ma per l’amministrazione comunale questo sfratto potrebbe anche essere la testa di ponte per iniziare a realizzare l’enorme speculazione nascosta dietro al progetto di “riqualificazione” del quartiere. A partire dall’inutile People Mover, la cui costruzione sta procedendo, l’intenzione è di rendere più “moderna” l’intera zona di San Giusto; di fatto questo significherà consegnare un altro pezzo di città in mano a privati e costruttori, disgregando l’area delle case popolari ed espellendo i suoi abitanti. Ovviamente questo processo prende avvio con l’attacco a tutti gli abitanti più precari delle case APES: gli occupanti, gli inquilini senza titolo, i morosi.

Per questo nei giorni scorsi vi erano stati molti volantinaggi a cui gli abitanti di San Giusto hanno risposto partecipando in gran numero al picchetto di oggi. Un centinaio di persone si sono alternate in via Fra Mansueto, aspettando l’ufficiale giudiziario ed ottenendo un rinvio al 30 novembre. Fiutando l’aria di resistenza, anche l’APES ha preferito prendere tempo; infatti questa volta non sono state inviate camionette ma solo una manciata di agenti in borghese a monitorare la situazione.

Dopo il rinvio, l’intero picchetto si è mosso in corteo, megafonando e parlando con gli abitanti delle case popolari di San Giusto riguardo a ciò che era successo e soprattutto ciò che capiterà all’intera area se non ci si oppone; in molti si sono affacciati alle finestre e sicuramente tante persone che oggi non sono scese in strada, lo faranno al prossimo picchetto anti-sfratto.

Da qui al 30 novembre è necessario che l’APES trovi una soluzione stabile e definitiva per questo nucleo familiare; si fa sempre più urgente, inoltre, una forma di sanatoria per i numerosi inquilini senza titolo e morosi incolpevoli che quotidianamente vengono vessati da questo ente. Infine resterà alta la vigilanza degli abitanti del quartiere; chi intende speculare su questa zona e queste case, non avrà vita facile.