Prosegue il presidio permanente sotto il Comune di Pisa delle
famiglie di via Marsala, da 20 giorni sgomberate, da 20 giorni ancora
senza una soluzione, mentre in città si scatena il dibattito sulle
politiche abitative.

La lotta delle famiglie di via Marsala continua a mettere il dito nelle
profonde contraddizioni del potere economico e politico pisano.

Lo striscione appeso ieri al presidio permanente, che recitava “Tante
case senza gente, tanta gente senza casa”, ha come bersaglio non solo i
grandi speculatori, come il proprietario della palazzina di Riglione, ma
anche il Comune stesso: secondo un’indagine dell’Unione Inquilini nella
provincia di Pisa ci sono circa 250 immobili ERP inutilizzati, perché
il Comune non ha i soldi per piccoli lavori di manutenzione.

Una scelta politica chiara, dato che il Comune trova fondi per costruire
nuovi alloggi, andando ad arricchire le tasche dei costruttori, impegna
il bilancio dei prossimi due anni nel PIUSS, un progetto di
“riqualificazione” del centro storico, e continua a s-vendere tutto il
suo patrimonio immobiliare per fare cassa.

Nella conferenza stampa di ieri le famiglie hanno denunciato che il
Comune non ha alcuna soluzione immediata non solo per la loro emergenza,
ma per quella delle decine di famiglie che ogni mese subiscono uno
sfratto (la maggior parte per morosità) a Pisa.

Proposte come l’integrazione all’affitto, anche con copertura totale,
oltre a mettere soldi nelle tasche dei privati, non sono una soluzione
all’emergenza di chi da venti giorni non ha una casa: quanti sono i
proprietari disposti ad affittare al Comune con un contratto concordato?
In più di due settimane il Comune non ne ha trovato neanche uno!

Eppure il Comune possiede degli immobili sfitti. Perciò ieri le
famiglie, con l’Unione Inquilini, hanno avanzato una nuova proposta.

“Una soluzione al problema c’è, o meglio, se ci fosse la volontà, ci
sarebbe!” sostiene l’Unione Inquilini nel suo comunicato.
“Per chi, come noi, si occupa di locazioni è facile ricordare che con
un’asta pubblica indetta il 10/07/2006 e vinta da un Consorzio di
Scandicci furono realizzati 36 immobili ad uso abitativo e 4 fondi
commerciali al CEP. Di questi, 31 furono destinati all’affitto
concordato per 250 euro cadauno e gli altri 5 (oltre ai 4 fondi
commerciali) vennero destinati alla vendita, per incassare una somma che
complessivamente doveva aggirarsi intorno ai 1.187.000 di euro e che si
sarebbe aggiunta ai 1.250.000 euro elargiti dalla Regione per il Piano
Casa 2003.
Ad oggi, in considerazione dell’esosità della richiesta (si parla di
circa 235.000 euro cad. per alloggi inseriti in un contesto di edilizia
residenziale pubblica per circa 85 mq) le due aste per la vendita sono
andate deserte e gli immobili risultano ancora, immoralmente, sfitti”.

Dunque un altro caso di “speculazione istituzionale” sulle quali le
famiglie puntano il dito.

Mentre a Pisa milioni di euro di soldi pubblici girano tra banche,
fondazioni private, grandi costruttori, multinazionali, a chi è in
emergenza abitativa viene chiesto paternalisticamente di stringere i
denti, di arrangiarsi, di continuare ad avere fiducia nelle istituzioni
alle prese con i tagli imposti dalla crisi.

Le famiglie di via Marsala, con la loro battaglia di dignità, hanno
spezzato questa logica berlusconiana del “tirare avanti”, smascherando
la colpevole inadeguatezza delle politiche abitative cittadine.