In appoggio alle famiglie rom, per il diritto alla casa

Febbraio 2009 l’allagamento del
campo delle Bocchette aveva creato una vera propria emergenza umanitaria
e reso disumane le condizioni di vita all’interno
dell’accampamento. Le famiglie costrette a sfollare, dopo che il
Comune di Pisa e la Società della Salute non erano state in grado di
fornire una soluzione all’emergenza, avevano trovato rifugio in un
ex-asilo in via Puccini a Ghezzano, vuoto da alcuni anni.

La prima reazione dell’Amministrazione di San Giuliano, in continuità con
quella del sindaco di Pisa, era stata la minaccia di sgombero.

Il dato straordinario – e controcorrente in questa Italia sempre
più ammalata di indifferenza, xenofobia e razzismo era stata la
solidarietà portata a queste famiglie dai cittadini pisani e
sangiulianesi: dalle firme alla condivisione dei pranzi sociali, dagli
appelli contro lo sgombero al presidio dell’asilo a fronte del minacciato
intervento di polizia. Una partecipazione diffusa che ha ricordato con
forza a tutti il principio che a contare sono le persone, la loro
dignità, i loro diritti.

Poi, in 19 giorni, si erano individuate soluzioni condivise, con
l’attivazione di percorsi di inserimento nel tessuto sociale, a partire
dalla concessione della residenza, indispensabile per giungere ad esiti
positivi: contratti di lavoro regolari per sottrarsi allo sfruttamento
del lavoro nero, mediazione abitativa, tessere sanitarie e diritto alla
salute, scolarizzazione compiuta per i bambini. Ovvero, le chiavi per
uscire dall’emergenza e dalla precarietà sociale. Per cancellare le
baracche.

Dal 25 marzo ad oggi sono stati spesi circa 100.000 euro, quasi tutti
destinati all’albergazione; una piccola parte è invece andata al
pool di cooperative sociali che dovevano attivare i percorsi
positivi.
Risultati ottenuti: la scolarizzazione dei bambini e la concessione
delle cosidette “residenze di soccorso”, le stesse che si usano per i
senza fissa dimora. Se per ottenere una residenza “vera” un
cittadino italiano impiega alcuni giorni, queste famiglie hanno
dovuto attendere quasi 6 mesi per averne una pallida imitazione.

Ora che forse le hanno ottenute, potrebbero finalmente
iniziare un percorso di ricerca di appartamenti in affitto o
tentare di trasformare i loro rapporti di lavoro in contratti
regolari.
Potrebbero.
Il condizionale è d’obbligo.
Perché, nel frattempo, l’Amministrazione comunale di San Giuliano ha
“finito i soldi”. L’ostello di Madonna dell’Acqua, di proprietà
dell’Ufficio per il sostentamento del clero, chiude: la piccola
cooperativa che lo gestiva non lo considera più redditizio.

La
proprietà ecclesiastica vorrebbe murarne gli ingressi e lasciarlo
marcire, in prospettiva, magari, di qualche conveniente
speculazione edilizia.
Così le cooperative sociali coinvolte da marzo nella “mediazione
positiva” hanno convocato le sei famiglie interessate (le uniche
rimaste a fronte delle scelte di rimpatrio assistito accettate
dalle altre 8) e hanno comunicato che sabato 30 ottobre mamme, babbi
e bambini devono lasciare l’edificio. Per andare dove? Nessuna
risposta.

Tornare al campo da cui sono usciti a febbraio per
avviare un percorso di integrazione, e che tra l’altro è sotto
sgombero. Oppure accomodarsi sulle panchine dei giardinetti. Magari nel
comune di San Giuliano che li ha così definitivamente aiutati,
concedendo loro un pezzo di carta sempre revocabile, quella
definita, senza ironia, “residenza di soccorso”: per queste
famiglie un tetto sulla testa, un lavoro regolare, la scolarizzazione dei
figli non sono diritti ma gentili concessioni.
Finita la campagna elettorale, tutto torna al proprio posto, a partire
dalle famiglie rom condannate all’inestistenza. Gli alberghi hanno
guadagnato tanto, le cooperative qualcosa, la giunta comunale ha
affrontato le elezioni senza tensioni.

Un immobile, l’asilo di Ghezzano, che con pochissima spesa poteva
adattarsi alle esigenze abitative delle famiglie, è stato chiuso
con reti metalliche.
Un altro, di proprietà ecclesiastica, sarà murato tra due giorni.
Le famiglie e i loro bambini devono scomparire sotto i ponti. Con buona
pace della solidarietà, del rispetto per i diritti delle persone,
dei principi di accoglienza.

E’ un progetto inaccettabile e che non potrà passare sotto silenzio:
tutti coloro che sono coinvolti in questo meccanismo atroce che
antepone la speculazione politica e finanziaria ai diritti e alla
dignità delle persone dovranno risponderne politicamente e
pubblicamente.

Comitato in appoggio alle famiglie rom