Dopo i vari comunicati pubblicati dal Comune e dalla Società Della Salute che hanno specificato con fermezza la decisione di non essere più disposti a parlare con le famiglie di Prendocasa e gli abitanti in lotta del quartiere di Sant’Ermete, oggi la responsabile dell’emergenza abitativa Marzia Tanini ci ha ricevuto ugualmente in un incontro fissato giorni prima, per discutere la situazione di una famiglia bengalese che da qualche mese è alle prese con le pratiche di sfratto al quale sostanziosi picchetti anti-sfratto hanno opposto resistenza al costo di 5 denunce.
Nonostante pubblicamente la linea che tengono nei confronti delle famiglie di Prendocasa sia di chiusura e criminalizzazione, nella realtà sono costretti a farci i conti, perchè, oggettivamente, sono un soggetto che vive le contraddizioni politiche e sociali di questo periodo di crisi che non sembra volgere al termine in tempi brevi.
La soluzione che fino a qualche mese fa era “torna al tuo paese”, oggi grazie all’impegno e alla partecipazione delle molte famiglie in emergenza abitativa sta diventando un pò più concreta. Da questo incontro è uscita la possibilità di assegnazione di una casa popolare a fronte dell’emergenza impellente in cui si trova la famiglia.
Prima di loro un’altra famiglia bengalese ha rischiato di essere buttata fuori in mezzo alla strada dalla forza pubblica, ma anche in quella circostanza, dopo 4 denunce, presidi e picchetti anti-sfratto siamo riusciti a far si che gli venisse trovata una casa.
Questa è la situazione in cui oggi ci ritroviamo: costretti a lottare quotidianamente perchè ci venga riconosciuto il diritto di un tetto sopra la testa.
A Pisa ci sono 1200 sfratti esecutivi di cui la maggior parte per morosità incolpevole e l’unica soluzione che ci prospetta delle risposte è la lotta, come gli abitanti del quartiere di Sant’Ermete che da mesi si organizzano con presidi e contestazioni e dal 5 Novembre sono in presidio permanente nella piazza centrale del quartiere. Queste famiglie sotto sfratto da tempo organizzano presidi alla Società Della Salute, all’ Apes e al Comune ed iniziano a strappare qualche soluzione. Con questa lotta si sta ottenendo un piccolo ma importante risultato che è quello dell’assegnazione delle 23 case popolari vuote da anni.
Questo però non ci basta, le istituzioni stanno concedendo delle soluzioni non al fine di risolvere il problema casa, ma per accontentare chi si sta ribellando al proprio impoverimento, cercando di pacificare una situazione che sempre più diventa esplosiva.
Noi vogliamo che la questione del diritto all’abitare venga affrontata nella sua complessità e non affrontata situazione per situazione, risolvendo quelle dei soggetti che dal loro punto di vista sono “pericolosi” perchè non accettano la situazione di precarietà in cui vivono, per mantenere inalterato questo sistema che ha come priorità la rendita immobiliare.
Finchè le istituzioni continueranno a rifiutare un incontro con chi vive in prima persona questo disagio, noi continueremo le nostre lotte partendo dalle tende dei presidi permanenti e dalle occupazioni, costruendo dal basso nuove forme di riappropiazione e autorganizzazione.
